L’attore di “Zero Day” Dan Stevens afferma che “la democrazia è quasi estinta”

L’attore di “Zero Day” Dan Stevens afferma che “la democrazia è quasi estinta”

Esplorare pressioni e paradossi nei media moderni: un’immersione in *Zero Day* con Dan Stevens

Nel panorama in evoluzione della televisione contemporanea, i personaggi che assomigliano alle personalità dei media alternativi chiacchieroni sono diventati sempre più comuni, inserendosi perfettamente in un tropo riconoscibile. Un ritratto di spicco di questo archetipo è Dan Stevens nell’avvincente thriller politico di Netflix *Zero Day*.Dalla sua uscita il mese scorso, la serie ha affascinato il pubblico e ha segnato un successo significativo sia per la piattaforma che per la sua star, Robert De Niro.

Stevens, che interpreta il ruolo di Evan Green, uno YouTuber veemente che risponde a un devastante attacco terroristico, trasmette abilmente la dualità del pensiero cospiratorio e dell’ipocrisia morale. La sua performance spinge gli spettatori a considerare se potrebbe intraprendere una carriera alternativa in questo ambito controverso.

Lo stato dei media e il suo impatto

Green occupa una posizione destinata a fornire notizie vitali a un pubblico impaziente. Tuttavia, in un clima in cui le verità oggettive sono sempre più soggettive, come ha affermato il co-creatore Eric Newman a *The Hollywood Reporter*, Green esacerba le divisioni sociali, diventando persino un sospettato nel dramma in corso.

Poiché la frammentazione dei media porta a una diffusa sfiducia nonostante l’abbondanza di contenuti, Stevens riflette sulle implicazioni di questo fenomeno. Il laureato di Cambridge con formazione teatrale ha trascorso molto tempo ad approfondire vari media e podcast controversi per arricchire la sua comprensione delle motivazioni e delle azioni del suo personaggio. Cosa ha scoperto nel processo?

“Teorie del complotto, un paese diviso, magnati della tecnologia con troppo potere…so che hai finito di girare quasi un anno fa, ma le trame di Zero Day sembrano davvero attuali.”

I temi di *Zero Day* risuonano con una rilevanza senza tempo, in particolare nel contesto delle losche attività governative e dell’emergere di influenti personaggi della tecnologia. I creatori dello show, Noah Oppenheim, Michael Schmidt ed Eric Newman, hanno sapientemente elaborato narrazioni radicate nelle ansie contemporanee. Sebbene le riprese siano iniziate più di un anno fa, la sua risonanza con gli eventi attuali è sorprendente.

Libertà in crisi: una connessione evidente

Uno dei messaggi più pertinenti dello show ruota attorno alla fragilità delle libertà personali durante le crisi. Stevens è stato particolarmente colpito dal potenziale trasformativo delle rivoluzioni e dalla rapidità con cui possono verificarsi i cambiamenti sociali. Sottolinea come le relazioni personali possano influenzare significativamente le politiche pubbliche, sottolineando che le voci individuali possono avere ramificazioni globali.

“Non serve andare troppo in profondità per capire che la libera stampa è quasi morta, la democrazia è quasi morta.”

Stevens nota il deterioramento della libera stampa e della democrazia, sottolineando quanto sia cruciale esaminare attentamente chi detta le narrazioni dei media. Le implicazioni del controllo dei media sono fondamentali, soprattutto perché il pubblico si rivolge sempre più a contenuti sensazionalistici come fonte di convalida.

Comprendere la divisione nelle narrazioni dei media

Stevens sottolinea un’osservazione critica riguardo alla divisività propagata dalle personalità dei media e al ruolo che i profitti derivanti da tale divisione svolgono nel mantenimento dello status quo.”Finché operiamo in base al profitto”, spiega, “il ciclo non verrà mai sbrogliato”.La disinformazione spesso plasma l’opinione pubblica, poiché popolarità e sensazionalismo mettono in ombra l’accuratezza dei fatti.

Nell’affrontare la questione della responsabilità, egli evidenzia un problema sistemico.”Il sistema lo sta guidando”, afferma.”Coloro che lo mettono in circolazione, coloro che lo consumano, tutti. Nessuna parte è più responsabile dell’altra”.Questa rete interconnessa sottolinea che tutti sono complici, complicando la ricerca di soluzioni.

Disegnare parallelismi: l’archetipo di Evan Green

Nel discorso mediatico che circonda Evan Green, la speculazione ha spesso indicato personaggi della vita reale come Tucker Carlson, Ben Shapiro e Alex Jones come fonti di ispirazione. Tuttavia, Stevens chiarisce che la sua rappresentazione attinge da uno spettro più ampio di voci nel panorama politico. Ha mirato a incarnare i tratti collettivi di varie personalità dei media piuttosto che emulare un singolo individuo, presentando così una critica della professione dei media nel suo complesso.

“Evan Green è un archetipo.È un ibrido mutante di tutti questi peggiori esempi…Non è salutare.”

Questo personaggio funge da rappresentazione dell’influenza dannosa del sensazionalismo nei media. Stevens riconosce che gli spettatori spesso gravitano verso figure familiari, trovando conforto nelle loro narrazioni guidate dall’indignazione, un fenomeno che può diventare psicologicamente avvincente.

Speranza nella distopia: una riflessione personale

Quando gli viene chiesto del potenziale di speranza in un panorama così desolante, Stevens rimane cautamente ottimista.”La speranza ha bisogno di trovare speranza”, afferma, sottolineando il ruolo dell’individuo nel cercare positività in mezzo al caos. La serie presenta una prospettiva seria attraverso le esperienze di Evan Green, ma lascia spazio alla possibilità di redenzione.

Mentre *Zero Day* continua a dispiegare la sua narrazione, non solo intrattiene, ma funge anche da commento provocatorio sulle attuali dinamiche dei media, sulla fiducia del pubblico e sul potere dell’azione individuale nell’affrontare questo ambiente complesso.

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*Zero Day* è attualmente disponibile in streaming su Netflix.

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